Le due Vie

Discussione aperta da: 25-Oct-2007 033126 PM [Email]

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From: 25-Oct-2007 033126 PM [Email]
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Le due Vie

Data la natura tecnica delle vostre discussioni non ho potuto mai intervenire negli ultimi giorni, allora ho deciso di farvi partecipi di un interrogativo che da sempre mi cruccia:

Per un Bushi l'Onore è fondamento di ogni pratica, marziale e di vita, ma spesso questo va a discapito del così detto "quieto vivere".

Personalmente applico la"via dell'onore" in tutte le dinamiche della mia esistenza trovando grosse difficoltà di relazione con gli altri in alcuni casi limite.

Secondo voi è meglio spendere una vita per i propri principi andando in contro all'isolamento o cercare il compromesso pur di circondarsi di persone su cui poter contare?

Riflettendo ho immaginato la prima dinamica vissuta da un fiero guerriero che alla fine dei suoi giorni si guarda indietro con soddisfazione ma con un piccolo rammarico, quello di essere solo al momento della fine.

D'altro canto per la seconda ho immaginato un uomo mite che tutta la vita ha trovato il modo di accordare tutte le parti, soddisfatto del suo operare ma con il ricordo dei numerosi rospi ingeriti in onore della diplomazia.

Amo pensare di appartenere alla prima dinamica anche se la capacità di aggiustare le situazioni non mi dispiace, quando è possibile, finchè non si ledono i principi fondamentali dell'Onore.

Spero di essere sulla via giusta, anche se in numerose situazioni perdendo il controllo ho manifestato lati di me che qualcuno giudicherebbe poco "elevati", ma mai sono scaduto nell'ipocrisia, nel tradimento, nella menzogna e nel sotterfugio, pagando il prezzo più alto in ogni situazione.

Quindi mi rivolgo a voi che praticate in questo modo serio le vostre arti per sapere cosa ne pensate e cosa potete consigliarmi per unire i due aspetti, chi è per una o per l'altra situazione.

Desideroso di risposte cordialmente saluto.

Shinsengumi Mirco Mantini.


From: 27-Oct-2007 01:20:08 AM [87.3.36.3]
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Le due Vie

Hwarang! Mirco.

Il punto è forse un altro.

L'onore è fuori o dentro di noi?

E se l'onore è un'energia positiva e non dunque vendicativa, la misurazione dell'onore tramite la propria forza rende necessario esercitare la forza al suo punto massimo di energia: rinunciandovi dinanzi al più debole.

Il nostro onore lo dobbiamo dimostrare a noi, non agli altri, quindi non è un compromesso evitare di combattere fisicamente e come metafora, per questioni collaterali e non determinanti della propria vita, dunque al contrario praticare l'onore deve essere un esercizio di saggezza.

Ho imparato a diffidare di coloro che vivono solo di principi, non perchè non meritino rispetto ma perchè limitano la loro visione del mondo alla propria posizione nello spazio considerando gli altri, e i loro altri principi, un ostacolo e non un opposto tramite cui raggiungere l'armonia.

Lo scopo del combattimento, che nelle arti marziali della tradizione è legato infatti alla morte di uno dei due contendenti deve essere solo l'ultima possibilità contemplata nelle relazioni tra esseri umani, perchè porta all'annientamento, anche in senso metaforico, di una diversità.

Possiamo noi stabilire che la nostra diversità ha più motivo di vivere di un'altra diversità?

Se fossimo nell'antichità ti risponderei di si, ma anche se pratichiamo un'arte che affonda le sue radici in una tradizione lontana nel tempo, non possiamo ignorare che viviamo in un mondo complesso dove chi ti uccide o ti fa male perchè non gli hai dato la precedenza è un criminale e non un cavaliere che pretende rispetto.

Non so se è questa la forma di convivenza che tu chiami diplomazia, non ti conosco per sapere a quali immagini colleghi il concetto di "mediazione sociale". Ma se la conseguenza della ricerca dell'onore è poi, come tu stesso sottolinei, quella di perdere il controllo, che, senza offesa, significa esporsi alla forza altrui, maligna o benigna che sia, allora conservare il controllo significa anche valutare che ognuno di noi è comunque un seimiliardesimo dell'umanità e può sopravvivere e conservare la specie soltanto cercando l'armonia e non la sopraffazione.

Riuscire a imporre la propria forza, morale ed esistenziale e solo in ultima istanza fisica senza essere costretti a usarla, riconoscendo quindi negli altri persone con le nostre stesse debolezze, non negando la nostra debolezza ma imparando a renderla coscienza e dunque consapevolezza, è forse la forma più alta di convivenza civile possibile.

Detto questo devo anche confessarti che sono un semplice Jae ja che ancora non ha nemmeno un millesimo della forza mentale e fisica per percorrere la strada sopra descritta, e quindi la mia risposta vale solo per me e non impegna nessun altro.

Voglio però ringraziarti per avermi costretto a riflettere con le tue parole su quale via mi piacerebbe seguire quando il mio corpo sarà in armonia con la mia mente.

Hwarang!!!


From: 27-Oct-2007 08:51:10 AM [ADMINISTRATOR]
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Le due Vie

Hwarang Jae Ja.

Il saluto "Hwarang" nei confronti del Signor Mantini non è necessario perchè egli non è un praticante di Hwa Rang Do ma un graditissimo ospite del nostro BLOG che più volte ha sollecitato argomenti di notevole interesse ed ha sempre mostrato una linea di condotta (nel BLOG) conforme a quello che è nella nostra etica Hwarang.

Il tuo messaggio è interessante.

Sebbene questo BLOG accetti messaggi anonimi, ti pregherei, comunque di identificarti perchè:

1) il Signor Mantini lo fa sempre e quindi è una forma di rispetto e cortesia nei suoi confronti;

2) il tuo messaggio è sicuramente apprezzabile.

Hwarang forever,

KSN Marco Mattiucci


From: 27-Oct-2007 09:23:11 PM [82.59.204.58]
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Le due Vie

Hwarang! Kyo Sa Nim.

Mi chiamo Gianluca Cicinelli e da poche settimane frequento a Roma il corso di TSD di Jo Kyo Nim Mauro.

Mi sembrava un periodo troppo breve per firmare una riflessione non supportata da nessuna concretezza pratica.

L'entusiamo per questa grande arte marziale, conosciuta per caso a un'età avanzata e senza nessuna pratica precedente di altre arti marziali, mi fa sentire come un bambino che ha paura di dire cose che sembrano ridicole ai grandi.

Non volevo mancare di rispetto al signor Mantini.

Hwarang!!!


From: 29-Oct-2007 01:21:01 PM [82.91.68.88]
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Le due Vie

Salve Shinsengumi (cosa vuole dire?) Mirco Mantini,

la mia esperienza, seppur breve (25 anni), mi ha portato a trovare, da buona bilancia quale sono, la strada migliore in quella di mezzo.

Secondo me non è tutto bianco o nero, non si può essere onorevole-solitario o compromesso-socievole. Il grigio per me è sempre stata la via migliore. Premettendo che sono sempre stato più bravo nella teoria che nella pratica, rimango dell'idea che bisogna cercare di portare avanti i propri credo finché non ci troviamo costretti a dire no per non scendere a compromessi.

Ma forse il punto è proprio questo, il comportamento da adottare dovrebbe dipendere dal compromesso che ci sentiamo o meno di accettare e da quanto poi questo compromesso lede il nostro onore.

Mio padre mi ha sempre insegnato che per avere un buon rapporto con le persone bisogna mettersi al loro livello, soprattutto per comprendersi a vicenda, se il mio interlocutore parla arabo ed io latino non ci capiremo mai… io per esempio so che non è il massimo parlare in dialetto ma frequentando persone che lo fanno cerco di adattarmi, come con i clienti del negozio in cui lavoro parlo l’italiano più corretto che mi è possibile.

Quando sono invece me stesso con le persone che più mi sono simili uso sia il dialetto per gioco/divertimento sia l’italiano che conosco.

L’adattabilità a ciò che ci circonda è la chiave di volta.

La consapevolezza di quello che stiamo facendo ci rende onorevoli, perché c’è un motivo per cui agiamo in un determinato modo.

Spero di essere stato chiaro e di averti aiutato ad vedere la cosa da un diverso punto di vista.

Buona vita Alexis Panczyk


From: 30-Oct-2007 10:02:48 AM [62.94.26.56]
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Le due Vie

Voglio innanzitutto ringraziarvi per gli interventi che gentilmente avete fatto, la shinzengumi era la"nuova formazione", "nuova polizia", che prima della fine dell'epoca dei samurai si era autoistituita a kyoto ed è l'ispirazione del nostro gruppo di arti marziali giapponesi (Aikido, jujitsu, katori shinto, judo), comunque su internet si può trovare di tutto e di più poiché è molto apprezzata dai stessi giapponesi.

Il discorso della via di mezzo è giusto, io in quanto buddista lo rincorro sempre ma nello scrivere quanto ho fatto l'ho ampiamente calcolato, purtroppo al giorno di oggi lo stare nel mezzo da' modo di pensare che non si ha posizione stabile, che si è un pò bandieruole e c'è chi ne approfitta.

In questa epoca dobbiamo secondo mè divenire un pò più duri perchè la situazione lo richiede, chi pratica seriamente ha il dovere di non transigere in certi campi, altrimenti continueremo a vedere plateali menzogne sostituire gli ideali che le nostre arti ci hanno insegnato, personaggi discutibili insegnare senza alcun diritto rovinando le persone e altre molteplici dinamiche che possono scaturire, lascio alla vostra esperienza o fantasia il resto.

Shinsengumi Mirco Mantini

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